Le Alpi come strumento di misura

Utilizzare le Alpi come strumento di misura? Può apparire strano ma si può. Anzi, ci sono prove che nell’antichità venisse fatto; d’altra parte i nostri lontani progenitori non disponevano di molti altri strumenti di misura: quindi non c’è da stupirsi del fatto che le vette e i profili alpini fossero usati come riferimento sicuro al fine di determinare le posizioni e i movimenti degli astri.

Il Monte Lancebranlette segna il solstizio d’estate.


Ben note sono le meridiane naturali, cioè quelle cime che indicano una data specifica dell’anno o una particolare ora. Il Monte Lancebranlette, per esempio, visibile dal Passo del Piccolo San Bernardo, segna il solstizio d’estate; sono esempi del secondo tipo la Becca di Nona, visibile da Aosta, oppure le cinque cime delle Dolomiti (Nove, Dieci, Undici, Dodici e Una) di Sesto, in provincia di Bolzano.

L’area complessa di Saint-Martin-de-Coléans ad Aosta.


Ma esistono anche esempi di un fenomeno ben più complesso: questo processo appare molto evidente in alcuni luoghi; tra i più importanti e i più antichi, vogliamo descrivere l’area di Saint-Martin-de-Coléans ad Aosta.

Foto della Luna, prese in diversi momenti durante il fenomeno di sfioramento della montagna. (foto dell’autore)
Foto della Luna, prese in diversi momenti durante il fenomeno di sfioramento della montagna. (foto dell’autore)
Foto della Luna, prese in diversi momenti durante il fenomeno di sfioramento della montagna. (foto dell’autore)


Questo sito è stato individuato nel 1961 in seguito a scavi di carattere edilizio. Nel 1991 è stato effettuato un lungo studio per determinare gli orientamenti astronomici delle principali strutture presenti nell’area (Guido Cossard, Giuliano Romano, Franco Mezzena).
Recentemente, nuovi scavi effettuati dagli archeologi hanno permesso una datazione più precisa del sito e quindi la migliore determinazione del significato astronomico dei singoli orientamenti. Ne emerge un quadro sorprendente. Più di 6000 anni, fa un gruppo di ispirati sacerdoti astronomi si è reso conto che nella zona avveniva un fenomeno molto particolare: la Luna, nel suo complesso moto, che dura 18,6 anni, durante alcuni giorni di un anno specifico seguiva il profilo della montagna a sud del sito per un lunghissimo tratto, lungo circa 15°. In altre parole, la Luna sembrava strisciare sulla montagna per più di un’ora e mezza, prima di tramontare nella zona della Punta di Bioula e della Punta del Ran.
Questo fenomeno doveva aver impressionato enormemente gli antichi abitatori dell’area, tanto da fare in modo che le principali strutture della zona fossero dirette lungo la direzione in cui era osservabile questo fenomeno.


Come prima opera, gli edificatori del sito tracciarono un’enorme area di aratura, in modo che i solchi fossero diretti verso la montagna in oggetto; l’aratura presentava un significato sacrale e simbolico, in quanto non è stata utilizzata per la semina o per altre opere di carattere agricolo. Lungo la direttrice di quei solchi sacri sono state innalzate successivamente molte altre imponenti opere: l’area comprende numerose strutture megalitiche che gli archeologi ritengono essere state realizzate nel corso di diverse fasi costruttive.
La fase più antica risale al V millennio a.C., quando venne effettuata l’aratura rituale di cui si è detto, però numerosi altri allineamenti astronomici sono presenti nell’area.
Nella seconda fase, tra il 4300 e il 3950 a.C, vennero scavate delle grandi fosse allineate, probabilmente dei pozzi rituali, i quali condividono l’orientamento sul profilo montano sul quale sembra strisciare la Luna.
Durante una terza fase, compresa tra il 2900 e il 2500 a.C. circa, fu eretto un allineamento di pali, seguito da diversi allineamenti di stele, alcune delle quali straordinariamente decorate.
Nel corso del periodo monumentale del sito, furono innalzati dei dolmen e delle strutture analoghe, il tutto orientato astronomicamente, fino al 1600 a.C.

Decine di stele allineate per un’area spettacolare.


L’area doveva apparire spettacolare: pensiamo a una serie di decine di stele allineate, decorate sulla superficie con elementi in rilievo e un ispirato sacerdote astronomo che le osserva in una notte di Luna piena: in un primo momento, quando le stele dell’allineamento prendono la luce direttamente dalla Luna, tutta la loro superficie sembra appiattita, e i particolari si vedono a fatica; ma quando la Luna inizia a strisciare apparentemente sulla montagna, ecco che si trova nella posizione ideale e la sua luce colpisce lateralmente la serie di stele: in questo modo tutti i rilievi diventano immediatamente visibili, come se le divinità rappresentante prendessero improvvisamente vita.

Un altro importante allineamento dell’area megalitica è diretto sul punto in cui sorgeva Betelgeuse, una gigante rossa della costellazione di Orione, qui ripresa sopra il castello di Introd. (foto dell’autore)


Queste ierofanie sono comuni in molte parti del mondo: basti ricordare l’immagine luminosa del Serpente Piumato che si forma agli equinozi sulla piramide maya di Kukulcan a Chichen Itzà, oppure la luce del Sole che colpisce il volto della statua del faraone egizio, in un giorno specifico, nel tempio di Abu Simbel.
Ritornando all’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, si individuano altre direttrici ben definite, oltre a quella principale, rivolta allo sfioramento dell’orizzonte da parte della Luna: alcuni orientamenti riguardano le posizioni estreme raggiunte sull’orizzonte dalla Luna al suo sorgere e tramontare, durante il suo complesso ciclo di 18,6 anni, che tecnicamente prendono il nome di massima declinazione positiva, o negativa, della Luna.


Una seconda direttrice astronomica, che comprende un allineamento di stele, è diretta sul sorgere di Betelgeuse, la brillante stella della costellazione di Orione.
Una terza direttrice riguarda il tramonto del Sole al solstizio d’inverno e una quarta potrebbe essere riferita al tramonto di Deneb, la stella più luminosa della costellazione del Cigno.
Infine, una più recente struttura risulta orientata sul tramonto del Sole nei primi giorni di maggio, corrispondenti alla ben successiva festa celtica del Beltane; l’orientamento è singolo ma molto importante. I Celti sono di gran lunga successivi, ma non si può escludere che alcune loro tradizioni affondassero le radici in riti ben più lontani nel tempo.

L’astro “scende” in terra.


L’aspetto straordinario, che vogliamo considerare, consiste nel fatto che, mentre nel caso degli altri orientamenti sono stati presi in considerazione di punti specifici sulle montagne come riferimento astronomico, fatto che avviene in numerosissimi altri siti archeologici, nel caso dello strisciamento della Luna un lungo tratto di profilo montano veniva utilizzato come strumento di misura.
Chiaramente, il fatto che il profilo della montagna abbia un andamento che riproduce l’orbita lunare nel cielo è perfettamente casuale, ma forse non era ritenuto tale dagli edificatori dell’area, che tendevano ad attribuire un aspetto sacro agli astri e ai loro moti. In particolare il fenomeno per cui un astro sembrava “scendere” sulla Terra, era considerato stravolgente da un punto di vista religioso.

La Luna e Venere poco sopra il profilo della montagna (foto dell’autore)


L’osservazione del fenomeno non è difficile, come mostrato nell’animazione: in diversi momenti, nel suo complesso ciclo di 18,6 anni, la Luna descrive degli archi paralleli al profilo della montagna però solo durante un anno specifico dà l’impressione di strisciare sulla stessa.
Dunque questo fenomeno poteva essere utilizzato per misurare la durata del complesso periodo lunare; inoltre, la distanza dalla montagna dell’orbita descritta nel cielo dalla Luna poteva essere utilizzata per capire in quale fase del ciclo ci si trovasse. Risulta evidente che la montagna veniva utilizzata come un vero e proprio osservatorio astronomico, fatto che difficilmente altre zone archeologiche possono vantare.

Il profilo della montagna a sud del sito di Saint-Martin-de-Corléans ha un andamento che, casualmente, riproduce l’orbita lunare nel cielo. In diversi momenti, nel suo complesso ciclo di 18,6 anni, la Luna descrive degli archi paralleli al profilo della montagna, ma solo durante un anno specifico dà l’impressione di strisciare sulla montagna. Qui si sono presi, per rendere più chiaro il fenomeno, i percorsi della Luna piena più vicina al solstizio d’estate dal 2000 all’anno attuale.


Infine, elemento non trascurabile, uno studio dello scrivente ha dimostrato che la chiesetta medievale di Saint-Martin-de-Corléans risulta diretta, anche se con alcuni gradi di scarto, sulla linea equinoziale.
Questo orientamento è estremamente importante perché testimonia come, nell’area, le varie costruzioni realizzate siano state orientate astronomicamente per almeno 5000 anni.


Come spesso accade nelle chiese antiche, vi sono alcune incertezze relativamente all’anno di fondazione. Tuttavia, la chiesa di Saint-Martin-de-Corléans è già citata nella Bolla papale di papa Alessandro III del 1176, come parrocchia dipendente dal vescovo di Aosta: dunque l’edificio deve essere più antico. La parrocchia è stata abolita alla fine del XVIII secolo dalla Royale Délégation e successivamente ricostituita, in quanto tale, nel 1957. Gli storici ritengono che il primo edificio, di stile romanico, fosse disposto con l’abside a est e la facciata a ovest. L’edificio attuale risale al XVII secolo, mentre il campanile è stato innalzato nel XV secolo. I calcoli sono stati fatti per la data del 1100, cioè un po’ di tempo prima della bolla papale, con le misure di azimut (angolo rispetto al nord) prese sulla chiesetta attuale.
Secondo le misure prese da satellite, l’azimuth dell’asse risulta essere di 86,7 gradi e la corrispondente altezza di 2,7 gradi. Si può calcolare la declinazione astronomica per la chiesetta, che risulta di 4°,0 gradi. Assunto come periodo di realizzazione l’anno 1100, questa declinazione del Sole corrisponde alla data del 24 marzo, data molto vicina a quella tradizionale dell’equinozio (Calcolo effettuato con il software Voyager II).


Il quartiere di Saint-Martin-de-Corléans unico al mondo.


Dunque il quartiere di Saint-Martin-de-Corléans ad Aosta è l’unico luogo al mondo che può vantare, e dimostrare, una continuità di culto, nello stesso luogo, per più di 6000 anni.

Le direzioni delle principali strutture megalitiche dell’area di Saint-Martin-de-Corléans dirette lungo il profilo della montagna sulla quale la Luna si rende protagonista del raro fenomeno.

Guido Cossard

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